Ribolla Gialla Brut di Collavini

In Friuli-Venezia Giulia, da un vitigno autoctono, nascono bollicine fini e briose, perfette per i tuoi brindisi.

Da un’idea di Manlio Collavini, questa Ribolla Gialla Spumante è semplicemente perfetta per tutte le occasioni,
da quelle formali, fino alle serate in compagnia degli amici di sempre.

Ma sta benissimo anche a tavola, assieme a cruditè e piatti a base di pesce e frutti di mare.

Un territorio e le sue vigne

Un vino che nasce nelle nostre vigne, che partono dal clos del castello di Gramogliano e arrivano fino alle colline di Rosazzo.

Oltre 15 ettari lavorati con cura e rispetto, esposti a nord-ovest, che beneficiano di un clima fresco e ventilato, condizioni ideali per far crescere sane le vigne di Ribolla Gialla, varietà autoctona presente sul nostro territorio fin dai tempi dei romani.

Furono proprio le legioni dell’allora impero, che dalla Pannonia andavano in Gallia transitando per il Friuli, a introdurla in quest’area.

Un territorio e le sue vigne

Un vino che nasce nelle nostre vigne, che partono dal clos del castello di Gramogliano e arrivano fino alle colline di Rosazzo.

Oltre 15 ettari lavorati con cura e rispetto, esposti a nord-ovest, che beneficiano di un clima fresco e ventilato, condizioni ideali per far crescere sane le vigne di Ribolla Gialla, varietà autoctona presente sul nostro territorio fin dai tempi dei romani.

Furono proprio le legioni dell’allora impero, che dalla Pannonia andavano in Gallia transitando per il Friuli, a introdurla in quest’area.

Perché la Ribolla?

La Ribolla Gialla è la massima espressione del nostro territorio, perché cresce bene su terreni aridi e sterili di arenaria e marna stratificate, in Friuli comunemente chiamati Ponca. Se ne ottiene un vino antico, conosciuto fin dai tempi dei romani con il nome di Evola.

Nessuno però aveva pensato di utilizzare quest’uva come base spumante.
Anzi, a causa della sua elevata acidità e neutralità, la Ribolla fu vittima del rinnovo dei vigneti che fu attuato sulle colline orientali del Friuli negli anni Ottanta del Novecento, quando la moda era quella di espiantare vitigni autoctoni e sostituirli con varietà internazionali.

Manlio Collavini si oppose a questa tendenza, deciso a preservare questo antico vitigno e dargli nuova vita.

Perché la Ribolla?

La Ribolla Gialla è la massima espressione del nostro territorio, perché cresce bene su terreni aridi e sterili di arenaria e marna stratificate, in Friuli comunemente chiamati Ponca. Se ne ottiene un vino antico, conosciuto fin dai tempi dei romani con il nome di Evola.

Nessuno però aveva pensato di utilizzare quest’uva come base spumante.
Anzi, a causa della sua elevata acidità e neutralità, la Ribolla fu vittima del rinnovo dei vigneti che fu attuato sulle colline orientali del Friuli negli anni Ottanta del Novecento, quando la moda era quella di espiantare vitigni autoctoni e sostituirli con varietà internazionali.

Manlio Collavini si oppose a questa tendenza, deciso a preservare questo antico vitigno e dargli nuova vita.

Metodo Collavini: storia di una scommessa vinta

“L’idea della Ribolla Gialla Spumante fu una scommessa.
Quasi come puntare al casinò, dove le probabilità di perdere sono molto più elevate di quelle di vincere”
cit. Manlio Collavini

Quando tutti espiantano Ribolla, Manlio la acquista.

Da visionario qual è, egli la immagina come uva ideale per diventare una base spumante di qualità. Nessuno prima di allora aveva mai pensato che le caratteristiche della Ribolla, come la sua elevata acidità, potessero dare vita a un grande spumante.

Nessuno l’aveva fatto prima, quindi si va avanti per tentativi e sperimentazioni.
L’unico punto fermo e irrinunciabile è l’uva, che deve essere Ribolla Gialla.
Tra le innumerevoli prove di spumantizzazione, comincia a farsi largo l’idea che la sfida possa essere quella di trasferire nel metodo Martinotti-Charmat i concetti che guidano quello classico o champenois, conservando però i vantaggi di entrambi. Sono queste le basi teoriche di quello che sarebbe diventato poi il “Metodo Collavini”:
riprodurre in autoclave lo stesso processo di contatto sui lieviti del metodo classico a bottiglia distesa. Ma come fare? Ecco che arriva l’intuizione: usare autoclavi orizzontali!

Quando tutti espiantano Ribolla, Manlio la acquista.

Da visionario qual è, egli la immagina come uva ideale per diventare una base spumante di qualità. Nessuno prima di allora aveva mai pensato che le caratteristiche della Ribolla, come la sua elevata acidità, potessero dare vita a un grande spumante.

Nessuno l’aveva fatto prima, quindi si va avanti per tentativi e sperimentazioni.
L’unico punto fermo e irrinunciabile è l’uva, che deve essere Ribolla Gialla.
Tra le innumerevoli prove di spumantizzazione, comincia a farsi largo l’idea che la sfida possa essere quella di trasferire nel metodo Martinotti-Charmat i concetti che guidano quello classico o champenois, conservando però i vantaggi di entrambi. Sono queste le basi teoriche di quello che sarebbe diventato poi il “Metodo Collavini”:
riprodurre in autoclave lo stesso processo di contatto sui lieviti del metodo classico a bottiglia distesa. Ma come fare? Ecco che arriva l’intuizione: usare autoclavi orizzontali!

Manlio sceglie di utilizzare autoclavi distese da 200 ettolitri, e di prolungare, anno dopo anno, il periodo di sosta sui lieviti, fino a raggiungere i 30 mesi: quasi tre anni di lenta maturazione prima di imbottigliare.

Nasce così, dopo anni di sperimentazione, la prima Ribolla Gialla “Metodo Collavini”: è la vendemmia 1987.

Manlio Collavini riesce a rendere realtà il suo sogno. E a chi gli chiede come abbia fatto, risponde con il suo tipico humor “Se Dom Perignon avesse avuto un’autoclave, non si sarebbe mai sognato di far rifermentare il vino in bottiglia”.

Manlio sceglie di utilizzare autoclavi distese da 200 ettolitri, e di prolungare, anno dopo anno, il periodo di sosta sui lieviti, fino a raggiungere i 30 mesi: quasi tre anni di lenta maturazione prima di imbottigliare.

Nasce così, dopo anni di sperimentazione, la prima Ribolla Gialla “Metodo Collavini”: è la vendemmia 1987.

Manlio Collavini riesce a rendere realtà il suo sogno. E a chi gli chiede come abbia fatto, risponde con il suo tipico humor “Se Dom Perignon avesse avuto un’autoclave, non si sarebbe mai sognato di far rifermentare il vino in bottiglia”.

Evoluzioni di Ribolla: la vinificazione

La prima fermentazione si svolge parte in acciaio e parte in barrique, alla temperatura controllata di 14° C. La primavera successiva il vino rifermenta molto lentamente a 12°C nelle grandi autoclavi orizzontali, e affina per un periodo mai inferiore a 30 cicli lunari. Segue l’imbottigliamento, in completa assenza di ossigeno, e oltre un altro anno di affinamento in bottiglia.

Persistenza briosa e aromatica: note di degustazione

Spumeggiante, brillante, di colore giallo paglierino con lievi riverberi verdolini. La Ribolla Gialla Spumante delizia il naso con la sua finezza delicata grazie ai sentori di pesca noce, fichi bianchi e mela verde che si uniscono in una sinfonia di note vellutate e minerali.
All’assaggio la freschezza è sostenuta da una ricca struttura e da una piacevole persistenza aromatica.

Caratteristiche tecniche

Da uve: Ribolla Gialla
Comuni di produzione: Corno di Rosazzo e Manzano
Resa: 80 quintali/ettaro
Forme di allevamento: Cordone speronato e Guyot
Densità: 5.000 ceppi/ettaro
Epoca di vendemmia: anticipata
Gradazione alcolica: 12% vol. circa
Temperatura di servizio: 8°C

Caratteristiche tecniche

Da uve: Ribolla Gialla
Comuni di produzione: Corno di Rosazzo e Manzano
Resa: 80 quintali/ettaro
Forme di allevamento: Cordone speronato e Guyot
Densità: 5.000 ceppi/ettaro
Epoca di vendemmia: anticipata
Gradazione alcolica: 12% vol. circa
Temperatura di servizio: 8°C

Hortus della Ribolla

Ribolla, Rebula, Robola, sono molti i nomi di questo antico vitigno, che tanto sta a cuore alla nostra azienda.
Da questa affezione nasce un progetto ambizioso, che punta al censimento e alla salvaguardia dei vecchi ceppi di Ribolla, da sempre coltivati nelle zone del Collio, dei Colli Orientali del Friuli e della Goriška Brda in Slovenia.
È in questa prospettiva che nel 2019, accanto al Castello di Gramogliano, sede della nostra azienda, è stato creato un vigneto ampelografico dove sono stati piantati i diversi cloni di Ribolla Gialla.
Si tratta di una sorta di museo vivente composto da 100 viti, che racchiudono 30 varietà di Ribolla, ognuna delle quali gestita con diverse forme di allevamento (candelabro, guyot bilaterale, cordone, doppio capovolto, guyot unilaterale, tulipano).
In questo hortus, termine che gli antichi Romani usavano per identificare un podere impiantato a vigna, sono stati raccolti tutti i diversi cloni di questa varietà esistenti in Friuli-Venezia Giulia con il nome di Ribolla Gialla, in Slovenia di Rebula, in Grecia di Robola.

L’obiettivo di questo nostro progetto è puramente didattico: osservare il comportamento vegetativo, produttivo e le caratteristiche morfologiche delle viti dei vari cloni, analizzarne le affinità con i diversi portainnesti a confronto con più sistemi di allevamento.
Infine di conoscere le caratteristiche analitiche e organolettiche di uve, mosti e vini ottenuti con micro vinificazioni.